Adolescenza: istruzioni per l’uso. Quali sono le cose da sapere?
Come si può sopravvivere all’adolescenza dei propri figli senza impazzire?
Se ascoltiamo le mamme e i papà sembra che non possano mai parlare, se ascoltiamo unə adolescente potremmo sentire che i genitori dovrebbero farsi gli affari loro. Chi ha ragione? Il punto, ovviamente, non è chi ha ragione o torto, l’importante è trovare una lingua comune per comunicare ciò che si prova senza risultare giudicanti o superficiali.
Quanto vorreste una bacchetta magica in grado di risolvere le cose? Quanto sarebbe utile andare in libreria e trovare un bel manuale sull’adolescenza, istruzioni per l’uso incluse? Aspettate: sicurə che vi serva davvero tutto questo? Andiamo per punti e cerchiamo di riordinare un po’ le idee.
Faccio una piccola premessa: come in tutto il sito anche negli articoli troverete il simboletto ə, è lo schwa e lo utilizzo per rendere la mia comunicazione inclusiva senza utilizzare il maschile generico caratteristico della lingua italiana. Potete leggerlo come preferite, al maschile, al femminile o in modo neutro. Perché lo uso? Perché mi piace convivere con l’unicità delle persone.
L’adolescenza non è solo un periodo di passaggio
Per molte persone, studiosə compresə, l’adolescenza è un periodo turbolento, ansiogeno, complicato, un momento difficile da gestire sia per l’adolescente che per i genitori. La cosa bella? È transitorio.
In molti manuali l’adolescenza viene definita come il passaggio tra la fanciullezza e l’età adulta, una sfumatura talmente confusa che rischia di diventare incolore.
Parlando di adolescenti troviamo spesso due poli opposti: chi li massacra perché “ai nostri tempi era diverso” e chi cade nella trappola del ragionamento per stereotipi: “sono insicuri, fragili, vivono un periodo difficile, sono dipendenti dal cellulare perché il mondo è un posto brutto, sono menefreghisti e maleducati”. Bisogna per forza ragionare in codice binario, della serie tutto o nulla?
Quando parlate con vostrə figliə/ nipote/ vicinə di casa adolescente provate a pensare di avere davanti a voi una tavolozza piena di colori, tutti diversi: a volte aggiunge il blu, poi il verde, ma in realtà voleva il rosso, anzi no, meglio il giallo. Date loro il tempo e l’aiuto per fare in modo che riescano a trovare il colore che lə rappresenti al meglio.
L’adolescenza non è una fermata dell’autobus, ma parte del viaggio che ogni persona intraprende verso la definizione di sé, probabilmente il cammino più importante.
“Prima regola del fight club: non parlate mai del fight club.” O trovate un momento funzionale.
Guardando la serie televisiva di Netflix SKAM mi è capitato di sorridere davanti a litigi madre e figlia, una continua escalation d’intensità nelle frecciatine ma, soprattutto, di incomprensioni. Entrambe dicono frasi prese dalla rabbia e dalla frustrazione, agendo senza consapevolezza; un po’ come quando si giocava a tetris, i pezzi arrivavano giù più veloci, sbagliavi qualche incastro e tutto si incasinava.
Per stare sulla metafora del gioco, quello che serve è un po’ di strategia.
Se vostrə figliə arriva a casa e la prima cosa che sente suona come un’accusa, alla lontana magari, avete perso una vita.
Se per prendere in mano le redini del discorso alzate la voce avete perso un’altra vita.
Se la vostra comunicazione risulta aggressiva e per nulla autorevole arrivate al game over.
Non è mia intenzione dipingere adolescenti come angioletti, le parole come sfida e tensione mi suonano molto familiari, ma è importante soffermarsi a riflettere sulla quantità di cambiamenti che moltə ragazzə si trovano a vivere in pochi anni su moltissimi fronti: sessuale, cognitivo, sentimentale, sociale, relazionale, familiare, scolastico… ogni discorso è un possibile campo minato e quello che conta è muoversi al meglio.
Come fare? Un primo passo potrebbe essere quello di non agire d’impulso, prendere del tempo per riflettere e scegliere un momento per parlarne a mente fredda, quando il carico emotivo non rischia di accendere la miccia facendo scoppiare un enorme incendio.
Adolescenza istruzioni per l’uso: serve davvero un manuale?
Se hai guardato il mio sito probabilmente hai già percepito uno degli aspetti su cui insisto maggiormente: non esiste una cosa che possa andare bene per tutte le persone, che soddisfi il 100% delle richieste. Il bisogno di trovare una soluzione in poco tempo è più che comprensibile, ma se si sceglie di seguire un consiglio da manuale è importante regolare l’aspettativa sul quello che poi effettivamente succederà.
In internet o in libreria puoi trovare molti libri sul tema dell’adolescenza, in particolar modo libri scritti per i genitori che, come te, cercano di vivere al meglio la relazione con i propri figli. Per me, ma è un mio parere personale, sono molto utili e forniscono validi spunti di riflessione su tutto il mondo adolescenziale: sessualità, cambiamenti fisici e relazionali, bullismo, cyberbullismo, competenze digitali, relazioni.
Ogni genitore è diverso e ogni adolescente è diverso, quello che è possibile fare è partire trovando un obiettivo comune cucito su misura per quella specifica situazione. Questo è il lavoro che viene fatto con il sostegno psicologico, un percorso per il raggiungimento del benessere personale in modo unico e autentico. Libri, articoli e momenti di confronto con altri genitori sono una fonte di ricchezza, una continua stimolazione che porterà a raccogliere frutti buoni e gustosi.
Se hai delle domande, se da genitore stai vivendo una situazione complessa e vuoi prenotare una consulenza dedicata qui dove mi trovi trovi tutti i miei contatti.